Da poesie scritte per pagare un caffè al “Poetry Bridge” sui Navigli

I ponti pieni di lucchetti sono fuori moda. Meglio percorrerne uno ricolmo di poesie. E non si parla di componimenti illustri o capolavori storici. Sarebbe scontato. No, i piccoli puzzle che compongono l’esposizione “Poetry Bridge” sono stati scritti da persone comuni, che hanno bevuto un caffè in cambio di un piccolo sforzo intellettuale con cui hanno messo qualche verso in rima.

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Il ponte è quello pedonale che unisce Ripa di Porta Ticinese e Alzaia Naviglio Grande a Milano. L’iniziativa, da cui nascono le poesie, è della società di caffè Julius Meinl. Si chiama “Pay with a Poem” e ha trovato partecipanti in tante città del mondo. Compreso il capoluogo lombardo, dove hanno aderito 250 bar. Le regole erano semplici: un caffè in cambio di un componimento per festeggiare la giornata della poesia del 21 marzo. Poi, si sono detti, perché buttare tanta creatività? Ecco allora che 4.000 dei 10 mila foglietti sono stati raccolti e trasferiti sul ponte di ferro del Naviglio Grande. E lì sono rimasti esposti per una settimana, dal 20 al 27 aprile. Il risultato è un misto di post-it contenenti piccole opere letterarie. E chiunque, passeggiando, può fermarsi a leggerli. Oppure prendere un pezzo di carta e diventare scrittore per qualche minuto.

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Anche a Londra si sono dati da fare per non sprecare le poesie dei frequentatori di caffetteria. Così il poeta Robert Montgomery ha creato il “Poetry Tree”, nella Finsbury Avenue Square: niente foglie, solo i tanti componimenti scritti dai londinesi che hanno aderito al “Pay with a Poem”.

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