I bar che combattono il gioco d’azzardo con la dipendenza da lettura

Il gioco d’azzardo patologico è un grande problema, contro il quale non si combatte abbastanza. Vuoi perché comporta facili entrate, vuoi perché in fondo scommettere su una slot machine è visto come un gesto innocuo – e comunque volontario – i bar difficilmente dicono di no all’installazione delle diaboliche macchinette. E tanti cadono in tentazione. Troppi. Il giro d’affari è di 15 miliardi di euro l’anno. In cura per la patologia comunemente nota come ludopatia ci sono settemila persone. E non è facile schivare la fonte del problema: di slot machine se ne conta una ogni 143 abitanti. C’è chi dice no. E decide di sacrificare quegli introiti collaterali per il benessere psicologico – e per il portafoglio – dei clienti.

La piccola libreria del Flor Art Café a Milano

La piccola libreria del Flor Art Café a Milano

Milano è una grande città. E di bar ce ne sono a ogni angolo. Uno, il Flor Art Café, è riuscito a fare a meno del gioco d’azzardo, costruendo un’esperienza unica e originale. Tolte le macchinette, sono entrati nel locale il profumo dei fiori e delle pagine dei libri. Idea dei tre titolari, i fratelli Vitiello. La piccola biblioteca si basa sul libro scambio. Chiunque è libero di scegliersi un volume e portarselo a casa, a condizione di lasciarne un altro sugli scaffali. Costo economico: zero. Guadagno culturale: incalcolabile. «Non ci interessano i guadagni facili sulla pelle delle persone, non vogliamo vedere i nostri clienti rovinarsi con il gioco d’azzardo. Abbiamo, invece, creato un ambiente accogliente, caldo, allestito con fiori, quando possibile», racconta Anna Vitiello. Di rose e margherite se ne occupa suo fratello Enzo, un ex fioraio. Il terzo gestore, Lino, ama la cucina e assicura pranzi coi fiocchi ai frequentatori del Flor Art Café.

La sala del Bar Nazionale di Pistoia con la Biblioteca

La sala del Bar Nazionale di Pistoia con la “Biblioteca dell’amicizia”

Dalla Lombardia alla Toscana, precisamente al Bar Nazionale di Pistoia, dove due slot machine sono state eliminate. Al loro posto, un piccolo scaffale pieno di libri, che in pochi mesi si è trasformato nella “Biblioteca dell’amicizia”. Copre un’intera parete. Grazie al contributo dei cittadini, a cui il progetto è piaciuto così tanto da far decidere a molti di contribuire. «C’erano due persone che venivano sempre, un ragazzo e un anziano», racconta la proprietaria Alessandra Vannetti. «Erano in difficoltà, ci rimettevano soldi e non ci piaceva questa situazione. Ultimamente poi c’era un giro di cinesi un po’ losco, che a mio avviso svalutava il locale. Qui abbiamo una clientela variegata ma buona, non volevamo essere percepiti come un altro tipo di esercizio…». E da qui l’idea del book-sharing. I libri non si vendono, si prendono in prestito o si leggono direttamente seduti a un tavolo davanti a un caffé. Quando si porta a casa, il volume va riportato entro un mese.

La biblioteca del Why Not? Café di Viareggio con la titolare

La biblioteca del Why Not? Café di Viareggio con la titolare Azzurra Cerri

Sempre in Toscana, a Viareggio, anche il Why Not? Café ha preso la stessa decisione, eliminando dai suoi locali ogni traccia di gioco d’azzardo per lasciare spazio alla cultura. È stato un sacrificio soprattutto economico – incassa 800 euro in meno al mese – di cui però la titolare Azzurra Cerri non si è mai pentita. «Non sopportavo più il rumore di quelle macchinette, i clienti che si innervosivano quando perdevano o quando invece credevano di aver vinto ma la slot non sputava soldi». La decisione l’ha presa a inizio 2015. Già a settembre, la piccola biblioteca contava 200 libri, donati dai clienti. E se gli introiti sono diminuiti, sicuramente ad Azzurra non è mancata la fantasia per reinventarsi. Ha cominciato ad organizzato aperitivi, cene a tema, feste, presentazioni di libri e persino corsi di scrittura creativa. C’è anche un altro effetto positivo: «Prima i furti erano frequenti, i ladri entravano nel locale e rubavano gli incassi delle macchinette, adesso non vengono più».

La titolare del Bar Caffetteria Simone di Stra,

La titolare del Bar Caffetteria Simone di Stra, Mara Zanella

C’è un comune, in Veneto, che ha preso davvero sul serio questa battaglia. A Stra, in provincia di Padova, l’amministrazione comunale ha sottoscritto il “Manifesto dei sindaci per la legalità contro il gioco d’azzardo”. Poi ha promosso un’ordinanza che limita l’orario di accensione delle slot machine. Infine ha aderito all’associazione “Avviso Pubblico” che da anni combatte la ludopatia. Un locale storico, aperto nel 1930, è stato liberato dalle macchinette dai suoi attuali proprietari, Ilario Zilio e Mara Zanella. Gli hanno cambiato nome – il Bar Da Ilario è diventato Bar Caffetteria Simone – e non solo. Le slot machine sono state sostituite da una bacheca dove è possibile scambiarsi libri. «Abbiamo fatto un’attenta valutazione, vedendo anche che c’erano persone che spendevano tutti i loro risparmi. Grazie al suggerimento del consigliere Andrea Serra e dell’amministrazione comunale, abbiamo quindi preso questa decisione».

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