Dopo cinque anni, torna il segno + nel mercato editoriale italiano

Quando si tocca il fondo, non si può che risalire. Ed è quello che sta succedendo al mercato dei libri in Italia. Dopo cinque anni di baratro – dal 2011 ha perso quasi l’11,5% del valore – l’Associazione Italiana Editori ha dato qualche segnale di speranza. E non è tutto ebook quel che luccica. Pare, infatti, che i lettori preferiscano la carta. Il volume digitale va bene, ma non esclude il suo antenato. Lo affianca.

I dati Nielsen per l’anno scorso una crescita nelle vendite dello 0,7, una percentuale piccola ma con segno più, rispetto al 2014. Mentre l’Aie è più ottimista, con un incremento complessivo dell’1,6%. La discrepanza dei numeri dipende dalla porzione di mercato presa in considerazione. La società di statistica considera i canali trade, ovvero le librerie online e la grande distribuzione. L’associazione ha incluso nell’analisi anche altri canali, come le fiere, i bookshop, le edicole. E gli ebook. Rimangono piccole conquiste. Ma in Europa le cose non vanno molto meglio. In Spagna si registra +1,9%, in Francia +1,7. Fa eccezione la Gran Bretagna, il cui mercato sale del 6,6%. Pecora nera è invece la Germania, solitamente prima della classe, ancora in negativo dell’1,7%.

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Accompagnare l’uscita dell’ultimo romanzo in copertina rigida con la pubblicazione del formato digitale è ormai abitudine. Succede nel 91,1% dei casi. Ma rimangono ancora comparse sul palcoscenico del mondo letterario. Rappresentano il 4,3% delle vendite e non crescono, anzi. Nel 2015 hanno perso 277 mila lettori. «Più che un’inversione di tendenza la definirei una selezione dei mezzi di lettura» commenta Federico Motta, presidente dell’Aie, sul Corriere della Sera. «Si è capito che l’uno non è sostitutivo dell’altro, ma che possono convivere».

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E sono ancora i giovani a trainare il rilancio della cultura. L’editoria per bambini e adolescenti è decisiva per il fatturato, e per il numero di copie venute: i lettori nella fascia d’età tra gli 11 e i 19 anni sono il 52,3%. Nessun’altra generazione passa tempo con il naso tra le pagine quanto loro (la media è 42%). Secondo Motta, da ringraziare sono sì gli editori, per il grande lavoro e per le energie messe in campo, ma anche tutto coloro che negli ultimi anni hanno promosso l’importanza della cultura, facendo passare il messaggio che libri e letteratura sono elementi imprescindibili in una società.

 

 

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