Il Pendolibro, contenitore di racconti dei viaggiatori urbani

Penne alla mano, oltre che il biglietto. Per chi viaggia sui mezzi pubblici ogni giorno, è il momento – di nuovo – di spremere le meningi, far volare la fantasia e mischiarla con i ricordi di una vita vissuta (a metà) su autobus, metropolitane e treni. Fino al 15 febbraio i pendolari di tutta Italia potranno dare sfogo alla loro vena artistica e scrivere un racconto (lunghezza: 6.000 – 30.000 battute) sperando venga scelto per essere pubblicato nel Pendolibro 2016. È una pubblicazione esclusivamente in eBook frutto di una filosofia partecipativa tipica del sito che l’ha ideata, Libreriamo. Da quest’anno usufruirà della collaborazione con il marchio editoriale digitale Feltrinelli Zoom, e uscirà al costo di 0,99€.

Le prime due edizioni del Pendolibro

Libreriamo – “una piazza digitale per chi ama la cultura” – ha già pubblicato due edizioni di questo prodotto digitale multiautoriale. Il primo nel 2013, seguito da un secondo (nel 2014) e da un eBook con un tema molto diverso: i disagi e le conseguenze della violenza sulle donne dal titolo ‘L’intimo delle donne‘. “Dopo il successo delle prime due edizioni – afferma Saro Trovato, sociologo e fondatore di Libreriamo – ci riproponiamo di realizzare il Pendolibro 2016 che avrà come protagonisti la fantasia e la voglia di raccontare di migliaia di italiani. Pendolari e pendolarismo sono oggetto di questo terzo ebook per il duplice scopo di mettere in evidenza le problematiche che incontrano tutti i giorni gli Italiani per poter arrivare al lavoro o a Scuola/Università, ma allo stesso tempo per poter raccontare anche la parte più intima e relazionale dell’esperienza del viaggio giornaliero. Non solo, il libro stesso è uno dei compagni di viaggio dei pendolari”.

Una delle immagine all’interno di Pendolibro 2014

E sono sempre di più. Nel 2014 erano 29 milioni quelli che si spostavano con i mezzi pubblici per andare da casa al luogo in cui passano la giornata. Un incremento di due milioni rispetto all’anno precedente. La maggior parte, il 57%, è al nord, con il primato della Lombardia. L’ultima, in ordine di regioni, é la Sicilia. Un esercito di persone che nasconde tantissime storie. E la maggior parte di quelle raccontate non riguardano i ritardi dei mezzi o i disagi del viaggio. Sono “Storie di ogni tipo – dolci, divertenti, amarognole, surreali e iperrealistiche. Con personaggi a cui, spostandosi, accade l’imprevisto: magari minuscolo, ma basta a mutare di segno una giornata. Oppure con persone come noi, come me e come voi, che – costrette a passare una gran parte della vita in treno – devono inventarsi una forma di resistenza psicologica alla ripetizione, alla monotonia, talvolta alla stanchezza. Ed è per questo che, dopo aver chiuso l’ennesimo libro, aprono un quaderno, un portatile e la fantasia – e scrivono una storia“. Così le descrive il giornalista e scrittore Paolo di Paolo, vincitore del Premio Strega due anni fa, e a cui due anni fa è stato chiesto di introdurre il Pendolibro.

Una delle immagini di Pendolibro 2013

Nell’edizione del 2014 é stato invece il giornalista del Corriere della Sera Gian Antonio Stella a presentare l’ebook. Sceglie di parlare del tempo, quello impiegato su treni e metropolitane. Che sembra sempre troppo ai viaggiatori di oggi – in media ci stanno 72 minuti al giorno – ma che per i grandi autori di ieri era un attimo. “Ciò che colpisce – scrive Stella – a rileggere oggi certe storie, è come la velocità, per certi treni, sia rimasta più o meno la stessa. Solo che un tempo pareva miracolosa, oggi appare indecorosa. Proviamo a rileggere una lettera di Victor Hugo dell’agosto 1837: «Ho fatto ieri il mio primo viaggio da Anversa a Bruxelles e ritorno. Sono partito alle 16,10 e sono ritornato alle 20,15, dopo avere trascorso, nel frattempo, un’ora e mezzo a Bruxelles e percorso 23 leghe in terra di Francia. È un viaggio magnifico, che bisogna aver provato per rendersene conto». «La velocità è inaudita», proseguiva entusiasta l’autore de «I miserabili», «I fiori ai bordi del campo non sono più dei fiori, sono invece delle macchie o meglio dei raggi rossi o bianchi; non ci sono più punti, ma solo dei raggi; i campi di grano sono delle grandi capigliature bionde; l’erba medica simile a lunghe trecce verdi; i borghi, i campanili e gli alberi danzano e si mescolano follemente all’orizzonte; di tanto in tanto un’ombra, una forma, uno spettro appare e sparisce come un lampo accanto alla portiera; è una guardia ferroviaria. La sera, al ritorno, cadeva la notte. Ero nella prima vettura. La locomotiva fiammeggiava davanti a me con un rumore terribile, e grandi raggi rossi coloravano gli alberi e le colline, girando con le ruote».

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