Frutti puzzolenti e buddismo: cinque curiosità thailandesi

Dall’altra parte del mondo, a 9000 chilometri dall’Italia – metro più, metro meno – usanze e tradizioni possono apparire agli occhi degli occidentali stravaganti e a volte un po’ assurde. Se non addirittura buffe. Di primo acchito a riempire lo sguardo di un turista appena approdato in terra thailandese, è l’impressionante skyline di Bankok o i suoi templi dorati. Poi, dopo qualche ora a girare tra le trafficatissime strade della città, sgomitando tra un gruppo vacanze di cinesi muniti di ombrelli e boccheggiando per via dell’umidità a percentuali indicibili, quella cultura così diversa e affascinante, sembra avvicinarsi un po’. Oltre che noodles e tuk tuk, ci sono curiosità che proprio non ci si può scordare.

1. Il bilanciamento del mondo in una porta. Yin e Yang sono il centro della filosofia taoista, tipicamente cinese ma esportata poi in tutto il sud-est asiatico. E quindi anche in Thailandia. Per bilanciare bianco e nero, sole e luce, buono e cattivo, ci sono molti modi, tra cui la sistemazione degli usci delle porte. I thailandesi tendono a lasciarne uno aperto e uno chiuso. E attenzione a come si entra: toccare il serramento della porta con i piedi porta sfortuna! È caldamente consigliato scavalcarlo.

  

2. A proposito di piedi… Nella cultura buddhista sono considerati la parte più impura del corpo, al contrario della testa, la parte più nobile. Che entrare in un tempio con le scarpe sia vietato è abbastanza noto. Ciò che invece un occidentale può trovare curioso è il cartello che vieta di puntare i piedi verso la statua di Buddha. Non si possono quindi stiracchiare le gambe seduti sul comodo tappeto davanti alla divinità. Lo sporco e il disordine del mondo è raccolto dalle nostre estremità che devono essere nascoste sotto il nostro corpo. Due posizioni sono ammesse: a gambe incrociate o in ginocchio.


3.Davanti a Buddha vince la parità dei sessi. All’entrata della Basilica di San Francesco una donna viene obbligata a bardarsi di tutto punto, dalle gambe alle braccia, per rispetto alla casa del Signore. E mentre si ricopre di strati e di veli, può guardare rossa di rabbia il marito o compagno che tranquillamente a maniche corte e short si dirige verso l’altare. In Thailandia non c’è maschilismo che tenga. Le gambe vanno nascoste sotto gonne e pantaloni. Che siano uomini o donne, sono ammessi davanti a Buddha solo chi è vestito in modo appropriato. Nessuno escluso.


4.La stretta di mano non è educata. Il contatto fisico in Thailandia non è amato. Sicuramente tra uomo e donne. Divieto assoluto con i monaci. Anche per salutarsi non si usa la classica stretta di mano, ma il cosiddetto “Wan”. Il principio è lo stesso del “namasté” indiano, con qualche differenza locale. Il saluto è lo stesso per Thailandia, Laos e Cambogia. Le dita delle mani unite sfiorano il mento, mentre il corpo si flette leggermente. I giovani salutano per primi, così come quelli che hanno uno status sociale considerato ‘inferiore’. Mentre ci si inchina le donne dicono “sawat dii kah” e gli uomini “sawat dii krap”. Le prime due parole derivano dal sanscrito e significano “essere bene”, ovvero “salve”. Ricordarsi l’inchino anche quando si va via o si ringrazia.


5.Il frutto bandito dai luoghi pubblici. Si chiama Durian Fruit ed è talmente esotico che in italiano non ha una vera e propria traduzione. C’è chi lo chiama durio – dal nome dell’albero – chi azzarda un “frutto stellato” e chi spara grosso con “carambola”. Una cosa è certa: puzza talmente tanto che negli alberghi non lo vogliono. Tanto da mettere un cartello di bando assoluto sugli ascensori. Un misto di formaggio e cipolla, tanto cattivo quanto particolare. Un odore così di certo non lo si abbina a un frutto succoso. E infatti la maggior parte degli occidentali lo trova disgustoso.

  

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One thought on “Frutti puzzolenti e buddismo: cinque curiosità thailandesi

  1. Molto interressante! Soprattutto la parte sui templi! Sono Buddista, ma probabbilmente si tratta di un altra scuola di pensiero, dato che nella mia ci sono differenze :). Bel documentario comunque!

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