A Brooklyn un premio letterario per il libro che più riflette lo “spirito” del quartiere

C’è la famiglia Nasmertov che lascia la città ucraina di Odessa appena dopo il crollo dell’Urss per cercar fortuna sulla Brighton Beach. C’è un vecchio marinaio che decide di costruire una barca per andare in cerca di avventure e fuggire dalla piccola isola dove vive da sempre. C’è la famiglia Amendola, arroccata sulla stregata Staten Island, che cerca di fare i conti con la tragica scomparsa del figlio Bobby. “Panic in a Suitcase” di Yelena Akhtiorskaya, “The Boatmaker” di John Brenditt e “Small Mercies” di Eddie Joyce sono solo alcuni dei candidati al Brooklyn Eagles Literary Prize. Non vince il migliore, ma chi ha saputo descrivere meglio le sensazioni, i valori e le emozioni di Brooklyn, uno dei quartieri più famosi e controversi di New York.

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“Escape from Camp 14”: la vita in un campo di prigionia nordcoreano

In Nord Korea la popolazione è indottrinata fin dalla nascita. I membri della famiglia Kim, che governano il Paese dal 1948, sono considerati divinità e vengono venerati in ogni luogo pubblico e privato. Non c’è classe senza una fotografia di Kim Il-Sung, il “presidente eterno” e di Kim Jong-Un, l’attuale leader. La società nordcoreana è totalmente militarizzata. Ovunque si incontrano divise e uniformi. Ogni cittadino presta servizio nell’esercito per sette anni. Un periodo di leva obbligatorio durissimo che poco tempo fa è stato esteso anche alle donne. In Nord Korea la gerarchia di comando è rigidissima, e non solo all’interno dei palazzi del potere. Tutta la cittadinanza è divisa in caste, e solo i più ricchi e potenti hanno il privilegio di risiedere nella capitale, Pyongyang. Tutti gli altri popolano le campagne, e vivono sulla soglia della sopravvivenza. La grande carestia degli anni ’90 ha ucciso milioni di persone e, sebbene oggi le cose siano migliorate grazie agli aiuti internazionali, la Nord Korea è comunque considerato uno dei paesi più poveri del mondo, con indice di sviluppo inesistenti. Non c’è rispetto per i diritti umani basilari, la vita di un comune contadino vale come quella di un animale, nessuno può spostarsi liberamente, né all’interno della nazione né fuori.

11797365Nonostante la situazione della Nord Korea sia penosa per gli occhi di un occidentale, lo sguardo di Shin, appena fuggito dal campo di prigionia numero 14, trasuda entusiasmo, shock e libertà. Oggi Shin vive a cavallo tra Stati Uniti e Sud Korea, ha raccontato la sua storia in un libro – “Escape from camp 14” – grazie al giornalista del New York Times Blaine Harden ed è impegnato nella lotta alla violazione dei diritti umani in Nord Corea. La sua vita però è iniziata in un campo di prigionia, il campo 14, ed è lì che ha passato i suoi primi vent’anni, prima di riuscire a fuggire dal muro di filo spinato elettrificato e poi fuori dal confine nordcoreano, verso la Cina.

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La letteratura a impatto zero: i libri che si seminano e diventano alberi

Per fare un albero, ci vuole un seme. Oppure un libro. Dal lato opposto dell’Atlantico, in Argentina, una piccola casa editrice – si chiama non per niente Pequeño Editor – ha deciso che gli amanti della lettura, pur non rinunciando alla loro passione, devono dare qualcosa in cambio alla natura: un nuovo albero. Così nasce il progetto Tree Book Tree in collaborazione con l’agenzia di pubblicità FCB Buenos Aires. Così nasce il libro che si semina.

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La classifica di Amazon sulle città italiane in cui si legge di più: Milano imbattibile

amazon-classifica-città-italiaA Milano tutti vanno in giro con un libro incollato sul naso. O almeno così sembrerebbe, guardando i risultati della classifica che Amazon pubblica da tre anni sulle città in cui si legge di più. Il capoluogo lombardo ha fatto il triplete. Anche quest’anno si aggiudica il gradino più alto del podio, seguito da Trieste e Trento. I meneghini leggono proprio di tutto, ma non amano la fantascienza. Nel genere letterario di Isaac Asimov, sono Trieste e Parma a primeggiare.

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La Parigi sottomessa di Michel Houellebecq

«Il vero nemico dei musulmani, quello che temono e odiano più di qualsiasi altro, non è il cattolicesimo: è il secolarismo, la laicità, il materialismo ateo. Per loro, i cattolici sono dei credenti, il cattolicesimo è una religione del Libro; si tratta solo di convincerli a fare un passo in più, a convertirsi all’Islam: è questa la vera visione musulmana della cristianità, la visione originaria»

Sottomissione-Copertina-houllebecqCinismo e intellettualismo. Rapporti umani inesistenti, se non con pochi colleghi e molte studentesse – in privato, nella sua camera da letto. Una vita passata nello stesso Arrondissement, tra le aule universitarie, prima da studente e poi da insegnante. Un punto fermo, il suo mentore: un filosofo della seconda metà dell’800, Huysmans, con cui condivide geografia, biografia e decadentismo. François, il protagonista di Sottomissione, è portato da Houellebecq come immagine del vizio laico dell’Occidente moderno, per rappresentare le radici di una distorsione che democrazia e secolarismo stanno facendo crescere tra le vie di Parigi, culla della civiltà europea. Il romanzo di Houellebecq è un avvertimento: se a queste radici verrà permesso di germogliare e di lasciar crepare la terra in cui sono state sotterrate, altre pilastri sostituiranno quelli che da secoli stanno sorreggendo il nostro mondo.

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Quando cibo e letteratura si incontrano: la libreria gastronomica Books for Cooks

Il proprietario non ha i penetranti occhi blu di Hugh Grant, ma mestoli e pentole sempre in mano. L’insegna non è la grande scritta “The Travel Book” su sfondo celeste, ma un tendone rosso su cui si legge “Books for Cooks” I libri non trattano di viaggi, ma di cucina. La città è la stessa: Londra. Il quartiere anche: Notting Hill.

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10 curiosità per festeggiare i 150 non-compleanni di Alice

Una bambina che non cresce mai, o perlomeno non diventa grande dagli ultimi 150. Ma soltanto anagraficamente, perché di cambiamenti fisici ne subisce ogni volta che qualcuno apre il romanzo in cui è raccontata la sua storia. Prima gigantesca, poi minuscola. “Eat me” per rimpicciolire, “drink me” per ingrandirsi. Alice quest’anno festeggia il suo 150 compleanno, e chissà quanti non-compleanni. Il suo mondo delle meraviglie ha incantato un secolo e mezzo di generazioni, e ancora nessuno ha svelato completamente il mistero e l’ermetismo che sta dietro a ogni fiore, ogni personaggio, ogni carta da gioco. Continue reading