Rotte criminali, al Salone del Libro si parla di mafia

mafia-capitale-lirio-abbateSi parla sempre troppo poco di mafia in Italia. Ma scorrendo la lista degli appuntamenti del Salone del Libro, sembra che almeno di mafia si legga. Roberto Saviano, Nando dalla Chiesa, Franco La Torre, Lirio Abbate. Tantissimi sono gli ospiti invitati a Torino per raccontare come si scrive di organizzazioni criminali. «I mafiosi seminano un terreno minato di falsità e depistaggi. La prima cosa da fare per sconfiggerli è smontarle», sostiene Michele Prestipino, procuratore aggiunto di Roma, all’incontro “Rotte criminali. Viaggio nelle mafie italiane”. «C’è voluto il pentito Buscetta per scoprire cos’era la mafia nel 1984 e poi ci hanno messo altri sei anni per scrivere la prima sentenza su Cosanostra,» ha aggiunto. «A Roma, per esempio, parlare di mafia sembra ancora inaccettabile. Si sentono traditori delle proprie tradizioni».

Mafia capitale è il grande tema del libro scritto a quattro mani dai giornalisti Lirio Abbate e Marco Lillo. “I Re di Roma” approfondisce l’inchiesta, scritta sull’Espresso da Abbate, che ha portato in carcere Massimo Carminati lo scorso dicembre. «Il metodo che usano questi nuovi clan è diverso da quelli tradizionali. Non si spara più. Si pensa solo al business», racconta il giornalista sotto scorta dal 2007. «Era inevitabile che Roma incontrasse il crimine organizzato. Come dice sempre il magistrato Pignatone, dove c’è corruzione c’è mafia».

Non solo attualità, ma anche storia. Franco La Torre ha presentato il suo ultimo libro in un dialogo con Nando Dalla Chiesa. Due uomini la cui vita è stata compromessa da attentati. Due uomini che hanno perso un genitore per colpa della mafia. “Mio padre” è la storia di Pio La Torre, dei suoi successi – come l’introduzione del reato di associazione per delinquere e il sequestro di beni mafiosi – e della sua tragica fine. Raccontata dagli occhi del figlio, con tenerezza ma anche con orgoglio. «Molti avevano cercato di fargli cambiare idea quando decise di tornare in Sicilia», ricorda Franco La Torre, «Io non fui tra quelli». Ha scelto Nando Dalla Chiesa per aiutarlo a raccontare il suo libro, che ha dedicato tutta la sua vita allo studio delle organizzazioni criminali. «Franco ha scritto questo libro dopo molte perplessità», dice sorridendo. «Io credo che sia una testimonianza attesa. Franco è il figlio di un leader politico, un membro fondamentale del movimento antimafia. Sono passati 33 anni da quanto Pio La Torre venne ucciso e il suo lascito si dimostra sempre più importante». Nando Dalla Chiesa parla anche di cosa bisogna fare oggi per contrastare il crimine organizzato: parlarne, studiarle, e non credere che siano più deboli rispetto al passato. «La cosa più difficile è far passare l’idea che la mafia esiste anche nel nord Italia».

(Pubblicato su La Sestina)

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