Zerocalcare, il fumetto non è più di serie B: “Nulla da invidiare agli altri generi”

Zerocalcare e Giorgio Fontana al Salone del Libro di Torino

Zerocalcare e Giorgio Fontana al Salone del Libro di Torino

È il fenomeno del momento. Racconta disegnando. Michele Rech, in arte Zerocalcare, non si è fermato alla classica graphic novel, ma ha saputo inventare un nuovo modo di rappresentare l’attualità. Con il reportage a fumetti Kobane Callingpubblicato su Internazionale lo scorso gennaio, è riuscito anche ad attirare l’attenzione del mondo giornalistico. Lo ha fatto con un genere che lui stesso ha definito “spesso considerato di serie B in Italia”, al Salone del libro di Torino il 15 maggio.

Un successo che è finito anche sui quotidiani. A inizio maggio il fumettista ha disegnato Roma e la sua mancanza di senso civico per Repubblica. “I disegni possono dare un messaggio più immediato, soprattutto ai ragazzi”, ha spiegato Zerocalcare a Torino mentre dialogava con il premio Campiello Giorgio Fontana. Ed è proprio questa la sua forza. Rappresentare il pensiero e le paure della sua generazione. Di quei ventenni e trentenni che popolavano la sala ascoltandolo attenti. E che sperano che vinca il Premio Strega a cui è candidato con la graphic novel da 80mila copie “Dimentica il mio nome”. “Mia madre è molto contenta e io la trovo una cosa molto buffa”, ha scherzato. La vittoria però significherebbe un riconoscimento al fumetto che – ricorda – “non ha nulla da invidiare agli altri generi, è un linguaggio a tutti gli effetti”.

Il modo di comunicare di Zerocalcare è schietto ma anche semplice e intrigante. Proprio come lui. “Se racconti delle cose che non piacciono a te, non piacciono neanche agli altri. Restituisci quel senso di noia che ti accompagna mentre scrivi o disegni. Per questo i miei schizzi sono sempre in prima persona”.

In collaborazione con Federica Villa (pubblicato su La Sestina)

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