Dal Sud Africa a Israele e ritorno. Wilbur Smith racconta il viaggio di un’aquila nel cielo

Longanesi & C. 1974

Longanesi & C. 1974

Giovane, bellissimo, miliardario. David Morgan è un affascinante ereditiere sudafricano, anche di un’intelligenza fuori dal comune e di riflessi acutissimi, che lo portano la sognare il cielo. Volare è la missione della sua vita. Ciò che non riesce a vedere è la sua destinazione. Willbur Smith, nel romanzo Un’aquila nel cielo, descrive il viaggio di un pilota nel mondo, i suoi tentativi di trovare un luogo dove sentirsi a casa e di dare un senso alla sua vita.

“Davanti a loro il mare si frangeva in lunghe strisce di schiuma sulle spiagge bianche. L’Atlantico era di un freddo verde, increspato dal vento in un polverio danzante di bianco. Di nuovo in direzione sud, seguendo il profilo della costa, dove piccole figure di sabbia bianca si fermavano per sollevare lo sguardo verso di loro, facendosi ombra con le mani, e ancora a sud, verso la grande montagna piatta che segnava i limiti della terra, con un profilo che arrivando da quella direzione risultava poco familiare”.

La storia di David Morgan inizia tra i selvaggi panorami del sud Africa. Rigorosamente osservati dall’alto. Il giovane pilota non riesce a stare con i piedi per terra. Il suo dovere sarebbe quello di entrare nella multinazionale di famiglia, il Gruppo Morgan, come lo zio non si stanca di ricordargli. Lui invece preferisce volare. Ma dopo cinque anni di aviazione, neanche l’aeronautica militare sembra essere il traguardo agognato. “Colonnello, è una cosa difficile da spiegare. Sento semplicemente che c’è altro da fare, qualcosa di importante che devo scoprire e che non è qui. Devo andarne in cerca“.

E quindi via verso l’Europa. Da nord a sud. Prima nella fredda Amsterdam, così lontano dalle tiepide pianure sudafricane. “Il gelo umido dei Paesi Bassi pareva levarsi dai canali come tanti fantasmi nel giorno del giudizio: a essere nati sotto il sole dell’Africa, le effusioni invernali del nord non ne risultavano che un pallido sostituto“. Per poi scendere, cercando ragioni esistenziali e futuri annebbiati tra gli alberi della foresta delle Ardenne e a Parigi.

Vi arrivò di sera, avendo percorso l’ultimo tratto di strada ad alta velocità per non perdersi l’apertura della stagione delle corride. Aveva letto Hemingway e Ibañez e molti altri testi della letteratura romantica sullo sport dell’arena. Si chiedeva se in quel tipo di vita non ci fosse qualcosa che facesse per lui. Nei libri, tutto appariva molto piacevole, la bellezza, il fascino, l’eccitazione, il coraggio, la sfida e, infine, il momento della verità. Voleva vedere com’era veramente lì, nella Plaza de Toros“. Tra scene di violenza, sconcerto per l’inaudita crudeltà umana, David troverà quello che cerca. Negli occhi di una ragazza “del colore del miele selvatico, bruno scuro e con riflessi dorati”. Lei si chiama Debra Mordecai. Israeliana, accompagnata dal fratello Joseph, trascinerà dietro di sé il pilota verso un paese lontano, lontano ma per alcuni versi simile alla sua terra d’origine, il Sud Africa. Morgan ricorderà per la prima volta le sue origini ebree, e sentirà che la religione della madre, morta quando lui era solo un bambino, in realtà significa molto più di quanto non si rendesse conto.

Il cielo era pervaso da una foschia dorata che proveniva dal deserto. Il gigantesco jumbo della TWA, in fase di atterraggio, la perforò e David ebbe una rapida visione degli orti di cedri, color verde scuro, immediatamente seguita dal sobbalzo dell’impatto della pista. Quello di Lod era uguale a tutti gli altri aeroporti del mondo, ma al di là delle sue porte c’era una terra che simile non aveva mai visto. […] Sulla zona costiera aleggiava, simile a foschia di mare, un pesante profumo di fiori d’arancio, che da quel momento in poi per David divenne sinonimo di Israele“. David sente sin da subito di essere arrivato molto vicino a quello che cercava. E Debra sembra essere la sua bussola. Il padre, ufficiale dell’aviazione israeliana, lo introduce subito nell’esercito. Il lucido sentimento di nostalgia verso una terra mai conosciuta porta il giovane pilota a prendere molto sul serio la difesa dei confini di un paese che lo ha accolto senza chiedere niente. Soltanto origini ebraiche.

Un paesaggio che era molto familiare e al tempo stesso sottilmente diverso dalle chiare e amate colline di quel capo meridionale che considerava casa sua. C’erano fiori che non riconosceva, corolle color cremisi simili a sangue versato ed esplosioni di petali di un giallo simile alla luce del sole… e, improvvisamente, provò una fitta di pena quasi fisica nel riconoscere, tra gli alberi, il corpo color cioccolato e le ali bianche di una upupa africana, uccello che di quella casa era il simbolo“. L’Africa e Israele si fondono in armonia. David e Debra vivono la loro storia d’amore. Pensano al matrimonio.
«Forse» disse ad alta voce «è possibile che ciò che vado cercando sia qui.»

David osserva Israele dall’alto, durante le sue ricognizioni. Il giallo, il verde e l’azzurro riempiono l’orizzonte. Sente finalmente di appartenere a qualcosa. “L’aria era dotata di una irreale qualità di purezza, una chiarezza cristallina in cui anche la più lontana catena montuosa si stagliava nitidamente, appena ombreggiata dal velo della distanza. A nord il Mediterraneo baluginava come un laghetto d’argento fuso, mentre il mare della Galilea era di un verde morbido e fresco, e, ancora più a sud, il Mar Morto era più scuro, inaccessibile nel suo letto affondato nel deserto scosceso. […] Le morbide e sognanti tonalità di verde e pastello piacquero infinitamente a David, abituato al seppia monocromatico dell’Africa. I villaggi erano aggrappati alle cime delle colline, con i muri bianchi che scintillavano come diademi sopra i pendii terrazzati e le zone più scure di terra coltivata.

Due camerieri a una festa con uno sguardo allucinato. Spari ed esplosioni. Un attentato e poi il buio. La ragazza rimane cieca e allontana il fidanzato, troppo bello e giovane per poter fare da badante a lei per tutta la vita. La rabbia investe David. La rabbia lo porta ad azioni sconsiderate in volo. Aerei siriani invadono lo spazio aereo israeliano. Un inseguimento. Un atterraggio di fortuna. Un incendio.

David Morgan rimane sfigurato: benzina infuocata si era versata sul suo volto durante l’incidente aereo. Dopo nove mesi di ospedale e il ritiro forzato dall’aviazione militare, ha perso tutto. La donna della sua vita, il lavoro che ama, una patria. Dovrà ricominciare da capo. Ma non è solo. Ritrova la sua bussola, Debra. Lei cieca. Lui sfigurato. In qualche modo l’armonia è stata ricostruita. Non è più Israele il punto d’arrivo. Il suo viaggio è circolare. “C’è un posto che si chiama Jabulani. E’ sprofondato nel bush africano, lontano dalla città più vicina. L’ha comperato mio nonno molti anni fa, come posto per andarci a caccia… e adesso è mio. […] C’è una vasta pianura, dove crescono foreste aperte di mopani e mohobahoba, con alcuni vecchi immensi boabab e qualche palma d’avorio. Nei terreni aperti e paludosi, l’erba è gialla come oro e le fronde delle palme ilala sembrano dita di mendicanti. Al termine della pianura c’è una catena di colline, che in distanza appaiono blu e le cui vette sembrano torrette di un castello delle fate, da cui siano crollati dei macigni di granito. Tra le colline c’è una sorgente d’acqua, una sorgente poderosa, che non si è mai asciugata, e l’acqua è chiarissima e dolce.. «che cosa significa jabulani?» chiede Debra quando la descrizione fu terminata. «Significa luogo del godimento» rispose David.”

Ancora altre mille difficoltà ha riservato per loro Wilbur Smith. Ma, nonostante tutto, qui, al confine dal Kruger National Park, nel cuore selvaggio del Sud Africa, David, l’aquila nel cielo, troverà il suo nido. “La montagna era azzurra e bassa sull’orizzonte, e David consentì al muso dell’aereo di abbassarsi gradualmente verso di essa. Sapeva che non sarebbe stato facile, che sarebbero occorsi tutto il suo coraggio e la sua pazienza, ma sapeva anche che in definitiva ne sarebbe valsa la pena. Improvvisamente sentì un bisogno disperato di essere solo con Debra, nella pace di Jabulani.”

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