Le parole liberate e il San Vittore Globe theatre: l’arte si fa anche in carcere

locandina_parole_liberateIl piú sicuro ma piú difficil mezzo di prevenire i delitti è perfezionare l’educazione”. Così scriveva Cesare Beccaria nel 1764. Così la pensano i creatori della sezione speciale del Premio Lunezia, l’anno scorso alla sua prima edizione. E’ una gara di poesie scritte esclusivamente da detenuti nelle carceri italiane e si chiama “Parole Liberate: oltre il muro del carcere”. Le liriche presentate dovevano essere musicabili, ovvero possibili testi di una canzone, composte da strofe e ritornelli. Il premio Lumezia, ideato da Stefano De Martino, è infatti dedicato a coloro che riescono ad unire arte e canzone, creando letteratura e musica insieme.

Secondo l’articolo 27 della Costituzione, “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Il bando speciale del Premio Lunezia è stato pensato appositamente per portare i carcerati a riflettere sulla propria condizione e sul potere della letteratura e dell’istruzione, al fine di migliorare le proprie condizioni di vita una volta usciti di prigione. Le parole e i pensieri dei prigionieri possono così essere liberate, e scavalcare il muro delle carceri in cui sono rinchiusi. Il nome della gara letteraria, “Parole Liberate” è tratto dall’omonimo libro di poesie di Alessandra Bailo Modesti.

Entro il 23 giugno scorso, i partecipanti dovevano inviare la loro poesia alla commissione del Premio Lunezia. Dalle trenta finaliste, pubblicate sul sito www.lunezia.it/paroleliberate, sono state scelte le tre vincitrici, poi recitate da un attore professionista la sera del 20 luglio. Lunedì 18 gennaio il sindaco di Milano Giuliano Pisapia ha premiato le tre composizioni sul podio del contest: Clown Fail, Vita in poesia, Il drogato. La prima in classifica, Clown Fail, verrà anche messa su musica e cantata da un autore italiano. Alla cerimonia è intervenuto anche Lupetto – pseudonimo del detenuto vincitore – e Ron, il cantautore che ha deciso di musicare la sua poesia.

Qui il testo della poesia vincitrice:

CLOWN FAIL

Ce l’avevi nell’armadio sotto il letto
lo chiamavi uomo nero Robert Gray
lo chiamavi pagliaccio Pennywise
colpa tua, cazzi tuoi
fottio di guai

La giacca: argento
pon pon: arancio
lo chiamavi pagliaccio
sguardo di ghiaccio
scavato dentro.
Piacere Mr. Gray
o se ti piace Pennywise

Guarda nella tasca: hai già il biglietto
entra nel mio tunnel, guardati agli specchi
ascolta bene, ti stanno chiamando
sono i tuoi amichetti
palloncini pieni d’aria
nell’aria

Vieni avanti, bambino
che bel palloncino
attento al cecchino
che se scoppia
scoppia un casino.
Poi tranquillo, ragazzino
ci pensa Mr. Grey
per gli amici Pennywise

Vive dentro te, nella tua paura
vive nelle fogne ma anche negli hotel
tutto ciò che esiste è grazie a lui
per lui non c’è
via di fuga da te

Fame nera
è pronta la cena
per chi arriva ultimo
ultima cena
tu sei il primo, il secondo è il contorno
rinfresco d’estate, zuppa d’inverno
nello stomaco suo c’è un buco
è Bob, è il rock, fame da lupo
la violenza è il pane di questa dispensa
non ha scadenza
porta pazienza

Vive dentro te, nella tua paura
vive nelle fogne ma anche negli hotel
tutto ciò che esiste è grazie a lui
per lui non c’è
via di fuga da te

Decidi tu il luogo e il momento
scendi nei tunnel, nelle fogne

dentro.

Pennywise eri tu
Pennywise il lupo
l’hai sempre saputo
il mondo? Cupo
l hai già battuto

Pennywise eri tu
e non sei più un bambino
carte in tavola
regole nuove
è una fregatura
lottare nel tuo cuore

ddaf

Milano si scopre molto attenta alla delicata questione della vita nelle carceri. Anche a San Vittore si è pensato a come sviluppare le capacità letterarie e artistiche dei detenuti. Nel 2014 è stato creato dal CETEC (centro europeo teatro e carcere) il San Vittore Globe Theatre, un gruppo teatrale al femminile, che si ispira liberamente ai testi di Shakespeare, Testori, Merini. Il palco è sempre diverso: biblioteche penitenziarie, corridoi, sale mensa. I luoghi comuni del carcere milanese diventano così spazi artistici dove dimenticare per un attimo la propria condizione privativa, grazie alle opere di grandi artisti passati e contemporanei. Il 19 e 20 novembre al Piccolo teatro di Milano è andato in scena un documentario sull’esperienza delle donne che hanno scelto di arricchire la proprie arte recitativa durante la detenzione a San Vittore. “Da dentro a fuori San Vittore Globe Theatre” è stato inserito all’interno della più ampia rassegna, “Osservatorio sul presente: la legalità”.

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One thought on “Le parole liberate e il San Vittore Globe theatre: l’arte si fa anche in carcere

  1. oh la la.. la mia michelina giornalista! Sei troppo brava, leggo tutte le settimane i tuoi articoli (anche se odio viaggiare)

    Ti pensavo ieri perché ho incontrato per un caffè la mia amica Mel, quella che l’anno scorso ha scritto il libro sul Camino di Santiago.. se hai bisogno di spunti per un prox articolo, Giorgio ne ha una copia!

    Baci alla più mitica delle mitiche xxx

    Like

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