Da Eataly un concorso letterario enogastronomico

titolo-concorso10mila battute per premi a chilometri zero. Eataly, il marchio italiano che ha fatto la sua fortuna sui prodotti naturali di alta qualità, lancia il suo primo concorso letterario. I racconti dovranno essere presentati entro il 31 maggio: si richiede che siano inediti e che contengano al massimo 10mila lettere e spazi. Il tema? Libero. Unica restrizione: dovrà essere ambientato in uno dei negozi Eataly. L’aspirante scrittore potrà scegliere tra i punti vendita italiani – Milano, Bologna, Pinerolo, Roma, Bari, Genova, Piacenza, Firenze, Monticello d’Alba – o internazionali – New York, Dubai, Istanbul, Chicago, Tokio, Yokohama, Osaka.

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Le parole liberate e il San Vittore Globe theatre: l’arte si fa anche in carcere

locandina_parole_liberateIl piú sicuro ma piú difficil mezzo di prevenire i delitti è perfezionare l’educazione”. Così scriveva Cesare Beccaria nel 1764. Così la pensano i creatori della sezione speciale del Premio Lunezia, l’anno scorso alla sua prima edizione. E’ una gara di poesie scritte esclusivamente da detenuti nelle carceri italiane e si chiama “Parole Liberate: oltre il muro del carcere”. Le liriche presentate dovevano essere musicabili, ovvero possibili testi di una canzone, composte da strofe e ritornelli. Il premio Lumezia, ideato da Stefano De Martino, è infatti dedicato a coloro che riescono ad unire arte e canzone, creando letteratura e musica insieme.

Secondo l’articolo 27 della Costituzione, “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Il bando speciale del Premio Lunezia è stato pensato appositamente per portare i carcerati a riflettere sulla propria condizione e sul potere della letteratura e dell’istruzione, al fine di migliorare le proprie condizioni di vita una volta usciti di prigione. Le parole e i pensieri dei prigionieri possono così essere liberate, e scavalcare il muro delle carceri in cui sono rinchiusi. Il nome della gara letteraria, “Parole Liberate” è tratto dall’omonimo libro di poesie di Alessandra Bailo Modesti.

Entro il 23 giugno scorso, i partecipanti dovevano inviare la loro poesia alla commissione del Premio Lunezia. Dalle trenta finaliste, pubblicate sul sito www.lunezia.it/paroleliberate, sono state scelte le tre vincitrici, poi recitate da un attore professionista la sera del 20 luglio. Lunedì 18 gennaio il sindaco di Milano Giuliano Pisapia ha premiato le tre composizioni sul podio del contest: Clown Fail, Vita in poesia, Il drogato. La prima in classifica, Clown Fail, verrà anche messa su musica e cantata da un autore italiano. Alla cerimonia è intervenuto anche Lupetto – pseudonimo del detenuto vincitore – e Ron, il cantautore che ha deciso di musicare la sua poesia.

Qui il testo della poesia vincitrice:

CLOWN FAIL

Ce l’avevi nell’armadio sotto il letto
lo chiamavi uomo nero Robert Gray
lo chiamavi pagliaccio Pennywise
colpa tua, cazzi tuoi
fottio di guai

La giacca: argento
pon pon: arancio
lo chiamavi pagliaccio
sguardo di ghiaccio
scavato dentro.
Piacere Mr. Gray
o se ti piace Pennywise

Guarda nella tasca: hai già il biglietto
entra nel mio tunnel, guardati agli specchi
ascolta bene, ti stanno chiamando
sono i tuoi amichetti
palloncini pieni d’aria
nell’aria

Vieni avanti, bambino
che bel palloncino
attento al cecchino
che se scoppia
scoppia un casino.
Poi tranquillo, ragazzino
ci pensa Mr. Grey
per gli amici Pennywise

Vive dentro te, nella tua paura
vive nelle fogne ma anche negli hotel
tutto ciò che esiste è grazie a lui
per lui non c’è
via di fuga da te

Fame nera
è pronta la cena
per chi arriva ultimo
ultima cena
tu sei il primo, il secondo è il contorno
rinfresco d’estate, zuppa d’inverno
nello stomaco suo c’è un buco
è Bob, è il rock, fame da lupo
la violenza è il pane di questa dispensa
non ha scadenza
porta pazienza

Vive dentro te, nella tua paura
vive nelle fogne ma anche negli hotel
tutto ciò che esiste è grazie a lui
per lui non c’è
via di fuga da te

Decidi tu il luogo e il momento
scendi nei tunnel, nelle fogne

dentro.

Pennywise eri tu
Pennywise il lupo
l’hai sempre saputo
il mondo? Cupo
l hai già battuto

Pennywise eri tu
e non sei più un bambino
carte in tavola
regole nuove
è una fregatura
lottare nel tuo cuore

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Milano si scopre molto attenta alla delicata questione della vita nelle carceri. Anche a San Vittore si è pensato a come sviluppare le capacità letterarie e artistiche dei detenuti. Nel 2014 è stato creato dal CETEC (centro europeo teatro e carcere) il San Vittore Globe Theatre, un gruppo teatrale al femminile, che si ispira liberamente ai testi di Shakespeare, Testori, Merini. Il palco è sempre diverso: biblioteche penitenziarie, corridoi, sale mensa. I luoghi comuni del carcere milanese diventano così spazi artistici dove dimenticare per un attimo la propria condizione privativa, grazie alle opere di grandi artisti passati e contemporanei. Il 19 e 20 novembre al Piccolo teatro di Milano è andato in scena un documentario sull’esperienza delle donne che hanno scelto di arricchire la proprie arte recitativa durante la detenzione a San Vittore. “Da dentro a fuori San Vittore Globe Theatre” è stato inserito all’interno della più ampia rassegna, “Osservatorio sul presente: la legalità”.

Scoprire la libreria Open di Milano: un luogo “aperto” di nome e di fatto

open-spazio-coworking-milano1Open non è solo un nome, ma uno stile di vita. Ispirandosi alla libreria Idea Store, un progetto fortunato di un italiano a Londra, quattro soci hanno spianato una nuova – e originalissima – strada all’editoria italiana. La filosofia è quella anglosassone del “more than books“. Giorgio Fipaldini, insieme a Piergiorgio Mancone, Carla Parisi e Fabrizio Cosi hanno dato vita nel novembre 2013 a uno spazio largo mille metri quadrati al primo piano di un edificio di viale Montenero, a due passi da Porta Romana. Nella libreria Open si può fare un po’ tutto: leggere i migliaia di titoli a disposizione, oppure comprarli; studiare, navigare in rete con il free-wifi a disposizione, persino mangiare o lavorare. Tutto questo in un ambiente arredato dai designer innovativi del brand LAGO.

Una libreria costruita dentro a un vecchio frigorifero, un grande divano sformato, un tavolo di 20 metri. Ogni mobile, nella libreria Open, esprime modernità. E, allo stesso tempo, riporta i frequentatori nel confort e nel calore di casa. Il tutto illuminato da enormi vetrate.

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Il progetto è nato come start-up e si è inizialmente finanziato grazie al crowdfunding. La generosità dei donatori, però, veniva ripagata. Con 10 euro si avevano a disposizione contenuti digitali extra. 100 euro per avere una postazione di co-working per sette giorni. Sì, perché alla libreria Open si può anche lavorare. Sono state allestite alcune sale meeting, che aziende o cittadini possono prenotare. Riunione, scambi di idee, ritrovi, e non solo. C’è anche una sala conferenze.

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More thank books, ma anche more than apps. Il catalogo della libreria è disponibile sia in formato cartaceo che digitale. Ma non è finita. Qui si può anche venire per avere consigli su come muoversi nel mondo delle app. Il libraio digitale è a disposizione per essere consultato.

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In uno spazio pensato per leggere, lavorare, studiare, non può mancare un posto per prendere un tè caldo o un panino. Anche in questo la libreria è innovativa: tra tavoli, poltrone e scaffali si trova Ottimomassimo, che offre dalla cucina gourmet, a servizi di catering personalizzati, fino ad aperitivi in perfetto stile milanese.

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La libreria Open, oltre che grazie alle vendite di libri, si finanzia con gli eventi. Ce ne sono tantissimi in programma e tutti diversi. Presentazioni di nuove uscite editoriali, corsi sulle più disparate materie, club del libro. Insomma ce n’è un po’ per tutti i gusti! (qui la pagina Facebook con gli eventi in programma)

L’Irlanda di William Butler Yeats: la Contea di Sligo (1)

William Butler Yeats è considerato dal popolo irlandese uno dei padri del nazionalismo e dell’identità gaelica. La sua biografia si incastra a cavallo dei due secoli scorsi, ed è imperniata di folklore e paesaggi dell’isola del trifoglio. Durante l’infanzia, mentre il padre artista tentava di far decollare la sua carriera a Dublino, Yeats trascorreva le sue vacanze estive in una Contea sperduta tra le verdi colline nord-occidentali. Sligo deve la sua fama proprio al poeta, che dedicherà moltissimi versi ai luoghi che hanno segnato la sua crescita e la sua educazione, immerse nelle immagini della tradizione celtica.

Lo Yeats Memorial Building, a Sligo

Lo Yeats Memorial Building, a Sligo

Lo Yeats Memorial Building si trova sull’Hyde Bridge, nel centro città di Sligo. La particolare costruzione di mattoncini rossi oscura prepotentemente gli edifici che la circondano. Ospita la Yeats Society dal 1973. Nata un ventennio prima, l’associazione si propone di organizzare ogni anno la Yeats Summer School, che porta nella cittadina professori e studenti da tutto il mondo per passare due settimane all’insegna della letteratura. L’evento, nel 2015 (dal 26 luglio al 7 agosto), si tingerà di un’atmosfera celebrativa, per festeggiare il 150° compleanno di William Butler Yeats.

Il Ben Bulben

Il Ben Bulben

I nonni di Yeats vivevano alle pendici di una collina che di certo non passa inosservata: è il Ben Bulben (o Benn Gulbain in gaelico antico), il simbolo della Contea di Sligo. Miti e leggende sovrastano questa altura, chiamata anche ‘Table Mountain’. Il poeta amava così tanto questo luogo, che ha ispirato molte delle sue ambientazioni poetiche, da immaginare di trascorrervi il suo eterno riposo. Così è successo. Nel Drumcliff Churchyard, ai piedi del monte, un monumento celebrativo ricorda che William Butler Yeats è stato seppellito qui. Under bare Ben Bulben’s head In Drumcliff churchyard Yeats is laid, 
an ancestor was rector there

 Long years ago; a church stands near, 
By the road and ancient Cross.
 No marble, no conventional phrase,
 On limestone quarried near the spot 
By his command these words are cut: 
Cast a cold eye On life, on death.
 Horseman, pass by!  (Under Ben Bulben, 1939 – traduzione: Sotto la vetta spoglia del Ben Bulben nel cimitero di Drumcliff è sepolto Yeats. Uno dei suoi antenati ne fu parroco anni e anni fa; una chiesa si erge lì vicino; presso la strada v’è un’antica croce. E niente marmo, niente frasi convenzionali; sul calcare scavato in quello stesso luogo queste parole sono state incise per sua volontà: Getta uno sguardo freddo Sulla vita e sulla morte. Cavaliere, prosegui il tuo cammino!)

Lough Gill

Lough Gill

The bright lake. Il lago splendente. Lough Gill significa questo. Uno specchio d’acqua reso famoso dalla poesia di Yeats, dove l’azzurro contrasta con il verde delle foreste circostanti. I birdwatcher si danno appuntamento nel parco, per osservare specie di uccelli uniche. Sono due le attrazioni da visitare: la fortezza Parke’s Castle e la romantica isola Innisfree. Una piccola curiosità: Matthew Webb, il primo uomo che nel 1875 ha attraversato a nuoto lo stretto della Manica, si era allenato proprio nelle acqua del Lough Gill. I will arise and go now, and go to Innisfree,
 And a small cabin build there, of clay and wattles made:
 Nine bean-rows will I have there, a hive for the honeybee, 
And live alone in the bee-loud glade. 

And I shall have some peace there, for peace comes dropping slow,
 Dropping from the veils of the mourning to where the cricket sings; 
There midnight’s all a glimmer, and noon a purple glow,
 And evening full of the linnet’s wings. 

I will arise and go now, for always night and day 
I hear lake water lapping with low sounds by the shore; 
While I stand on the roadway, or on the pavements grey,
 I hear it in the deep heart’s core. (The lake Isle of Innisfree, 1888 – traduzione: Io voglio alzarmi ora, e voglio andare, andare ad Innisfree e costruire là una capannuccia fatta d’argilla e vimini: nove filari e fave voglio averci, e un’alveare, e vivere da solo nella radura dove ronza l’ape. E un po’ di pace avrò, chè pace viene lenta fluendo stilla a stilla dai veli del mattino, dove i grilli cantano; e mezzanotte è tutta un luccicare, ed il meriggio brilla come di porpora, e l’ali dei fanelli ricolmano la sera. Io voglio alzarmi ora, e voglio andare, perché la notte e il giorno Odo l’acqua del lago sciabordare presso la riva di un suono lieve; e mentre mi soffermo per la strada, sui marciapiedi grigi, nell’intimo del cuore ecco la sento.)

il Metal Man a Rosses Point

il Metal Man a Rosses Point

La famiglia Middleton – parenti di Yeats – abitava a Elsinore Lodge, in una cittadina sulla costa chiamata Rosses Point (o Ros Cheide in gaelico). William e il fratello Jack passavano qui le loro estati, in compagnia dei cugini. Si dice che la casa fosse stata costruita dal pirata Black Jack e i due bambini, di notte, tremavano sentendo i fantasmi bussare sul vetro. Nonostante siano state proposte molte ristrutturazioni, l’edificio è rimasto abbandonato. Un faro illumina il porticciolo di Rosses Point sin dal 1821, sotto la stretta sorveglianza del Metal Man, un monumento alto quasi quattro metri posizionato al largo nella baia. Originale la scelta del nome di un elegante albergo sulla costa dell’Oceano Atlantico: Yeats County Hotel Rosses Point. Schermata 01-2457038 alle 01.46.44

Tre abbazie e un romanzo: Il nome della rosa

Il nome della rosa è racchiuso tra le mura di un’abbazia. I sette giorni che compongono il manoscritto creato dalla mente di Umberto Eco e narrato dalla voce dell’ormai anziano Adso de Melk, si susseguono tra le fredde mura di un luogo buio e misterioso, popolato da fantasmi assassini, alla fine di un novembre coperto dalla nebbia e scosso dal vento, in pieno periodo medievale. L’intera vicenda, già di per sé intricata, è inserita all’interno di un evento storico. I due massimi poteri del tempo, papato e impero, raggiungono questa piccola abbazia del nord Italia, per confrontarsi e cercare di ricomporre una frattura, che è stata allargata, al limite della rottura, dal francescanesimo.

L’ambientazione appare già tetra a un primo sguardo dei due protagonisti – il giovane novizio Adso e il suo maestro, il francescano Guglielmo da Baskerville –  a cui Eco dà il compito di svelare il mistero di una serie di morti seriali che sembrano volute da una mano divina e non umana. “Come ci inerpicavamo per il sentiero scosceso che si snodava intorno al monte, vidi l’abbazia. Non mi stupirono di essa le mura che la cingevano da ogni lato, simili ad altre che vidi in tutto il mondo cristiano, ma la mole di quello che poi appresi essere l’Edificio. […] Per la mole e per la forma, l’Edificio mi apparve come più tardi avrei visto nel sud della penisola italiana Castel Ursino o Castel del Monte, ma per la posizione inaccessibile era di quelli più tremendo, e capace di generare timore nel viaggiatore che vi si avvicinasse a poco a poco. E fortuna che, essendo una limpidissima mattinata invernale, la costruzione non mi apparve quale la si vede nei giorni di tempesta.

L’abbazia descritta da Adso non è mai esistita. Il manoscritto da cui Eco fittiziamente trae ispirazione per Il nome della rosa, non indica con precisione dove essa sia collocata, anche se “le congetture permettono di disegnare una zona imprecisa tra Pomposa e Conques, con ragionevoli probabilità che il luogo sorgesse lungo il dorsale appenninico, tra Piemonte, Liguria e Francia (come dire tra Lerici e Turbia).” Si sa però a quale luogo religioso Eco si sia ispirato. La Sacra di San Michele si trova sul monte Pirchiriano, in Piemonte. Inaccessibile, arrampicato sulle pareti scoscese di un’altura, raggiungibile grazie a una mulattiera, il monastero risponde perfettamente alla descrizione della misteriosa abbazia.

La Sacra di San Michele, in provincia di Torino. Avrebbe ispirato Umberto Eco per la descrizione dell'abbazia de Il nome della rosa.

La Sacra di San Michele, in provincia di Torino. Avrebbe ispirato Umberto Eco per la descrizione dell’abbazia de Il nome della rosa.

La descrizione dell’abbazia, e di tutti gli edifici che la compongono, è molto dettagliata. Sin dal suo arrivo Adso ha una grande dedizione per i dettagli dell’ambiente che lo circonda. Ogni locale avrà una sua anima e un conseguente risvolto emozionale sul giovane novizio. Ogni locale sarà teatro del ritrovamento di un corpo. Tra la chiesa, l’edificio centrale, le cucine, le stalle, il cimitero, fondamentali per questa storia sono due luoghi: lo scriptorium e la biblioteca. Entrambi chiusi e limitatamente accessibili, hanno caratteristiche discordanti.

La mappa dell'abbazia disegnata da Adso ne Il nome della rosa

La mappa dell’abbazia disegnata da Adso ne Il nome della rosa

Arrivati al sommo della scala entrammo, per il torrione orientale, allo scriptorium e quivi non potei trattenere un grido di ammirazione. Il secondo piano non era bipartito come quello inferiore e si offriva quindi ai miei sguardi in tutta la sua spaziosa immensità. Le volte, curve e non troppo alte (meno che in una chiesa, più, tuttavia che in ogni altra sala capitolare che mai vidi), sostenute da robusti pilastri, racchiudevano uno spazio soffuso di bellissima luce. […] Le vetrate non erano colorate come quelle delle chiese, e i piombi di riunione fissavano riquadri di vetro incolore, perché la luce entrasse nel modo più puro possibile, non modulata dall’arte umana, e servisse al suo scopo, che era di illuminare il lavoro della lettura e della scrittura. Vidi altre volte e in altri luoghi molti scriptoria, ma nessuno in cui così luminosamente rifulgesse, nelle colate di luce fisica che facevano risplendere l’ambiente, lo stesso principio spirituale che la luce incarna, la clarissa, fonte di ogni bellezza e sapere, attributo inscindibile di quella proporzione che la sala manifestava.”

L’Abbazia di San Colombano, a Bobbio, nel piacentino, è famoso per il suo scriptorium, che al tempo del suo massimo splendore, conteneva più di 700 titoli. Umberto Eco pensa a questo spazio, maggiore centro di produzione libraria dell’Italia centro-settentrionale tra il VII e il IX secolo, quando descrive la sala di copiatura e trascrizione utilizzata dai monaci del suo romanzo. Lo scriptorium è simbolo di luce e chiarezza. Tra tutte le pagine del romanzo, le uniche note di colore e luminosità sono utilizzate per questa stanza, dove i due protagonisti faranno conoscenza colui che ha passato la vita a nascondere un libro, ed è disposto a tutto, anche a uccidere, pur di non regalare la filosofia in esso contenuta al mondo. Il responsabile di ciò che accade nell’abbazia non può vedere la luce dello scriptorium, né quella dell’intelletto umano, perché è cieco: gli manca la vista, ma anche la capacità di andare oltre alle ombre dell’estremismo dottrinale della religione.

Il loggiato dell'abbazia di San Colombano, a Bobbio, che un tempo ospitava lo scriptorium.

Il loggiato dell’abbazia di San Colombano, a Bobbio, che un tempo ospitava lo scriptorium.

La biblioteca rappresenta il buio, l’ostinatezza degli uomini di nascondersi dietro ad alte mura per evitare di intraprendere il difficile percorso verso la conoscenza, che può scardinare le verità autoimposte dalla limitatezza di ciò che è umano. La biblioteca è inaccessibile a tutti, tranne che al bibliotecario e a chi sa come entrare senza farsi vedere. Metafora eterna del lungo viaggio verso la piena consapevolezza di cosa significhi “sapere”, ha una forma labirintica, ostacolo per chi non sa come utilizzarla, utile per dare un ordine alla sapienza che contiene. Adso e Guglielmo sanno che la soluzione dell’enigma è la biblioteca. Non solo chi, per nomina, ha diritto a entrare qui, è in grado di capirne il funzionamento, ma anche coloro che, con sforzo, cervello e acutezza, arrivano a comprendere come muoversi tra stanze e corridoi. “La biblioteca è un labirinto, segno del labirinto del mondo. Entri e non sai se uscirai. Non bisogna violare le colonne d’Ercole..

La mappa della biblioteca disegnata da Adso ne Il nome della rosa

La mappa della biblioteca disegnata da Adso ne Il nome della rosa

Per trovare la giusta fotografia della biblioteca dell’abbazia, Umberto Eco è andato in Svizzera, precisamente nell’Abbazia di San Gallo. La sua biblioteca è considerata una delle più ricche, tanto da diventare patrimonio dell’Unesco nel 1983. Ancora oggi viene utilizzata da studiosi internazionali, attirati dalle pagine dei150mila volumi in essa conservati. La biblioteca è il centro di questo romanzo, che finisce con la sua distruzione. “La biblioteca era stata condannata dalla sua stessa impenetrabilità, dal mistero che la proteggeva, dall’avarizia dei suoi eccessi.

La biblioteca dell'abbazia di San Gallo, in Svizzera

La biblioteca dell’abbazia di San Gallo, in Svizzera

2015, un anno di libri con Zuckerberg

Mark Zuckerberg, l'inventore di Facebook

Mark Zuckerberg, l’inventore di Facebook

Mark Zuckerberg una ne pensa e cento ne fa. Creare il social network più rivoluzionario del XXI secolo non è abbastanza. Per combattere la noia ogni inizio di anno, il 30enne milionario si inventa una sfida personale che lo tiene impegnato nei 365 giorni successivi. L’anno scorso – probabilmente con lo zampino della moglie cinese Priscilla Chan – la sfida era imparare il mandarino. E ancora prima il first man della Silicon Valley si era imposto di conoscere una persona nuova ogni giorno, di scrivere una nota di ringraziamento sette volte a settimana e cambiare la cravatta quotidianamente. La battaglia più sorprendente? Mangiare per un anno solo carne di animali uccisi di sua mano (o fucile).

Ma quest’anno Zuckerberg voleva qualcosa di più alto, intellettuale. Dopo aver ricevuto qualcosa come 50.000 suggerimenti sulla sua pagina Facebook, la sua grande immaginazione ha partorito un duello con la letteratura, che si terrà nella pagina appositamente creata “A year of book“. Lo spiega in una nota del 3 gennaio: “My challenge for 2015 is to read a new book every other week, with an emphasis on learning about different cultures, beliefs, histories and technologies.” (La mia sfida per il 2015 è leggere un nuovo libro ogni due settimane, dando importanza alla diversità di culture, credenze, storie e tecnologie)

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Mark Zuckerberg ha grande potere d’influenza sui suoi 31 milioni e più di follower su Facebook, tanto da minacciare di oscurare  il circolo letterario social più seguito negli ultimi 15 anni, quello di Oprah Winfrey. Talmente alto è il credito del suo giudizio letterario tra i suoi adepti da aver creato il cosiddetto “Oprah effect”: qualunque libro venga nominato in un suo post, vive immediatamente un picco di vendite.

Già si vedono i risultati sulla prima scelta di lettura del padre di Facebook. “The end of power” di Moisés Naim è il primo romanzo che i 232.340 iscritti alla pagina “A year of books” (a oggi 9 gennaio, dopo solo 6 giorni dalla nascita) dovranno leggere.  È già andato in sold out su Amazon ed è ora inserito nella top20 dei più venduti.

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Una scelta molto coraggiosa, considerando le 320 pagine che parlano di un argomento impegnativo e controverso probabilmente non scelto a caso dal gestore di “A year of books”. Il libro sposa perfettamente l’ideologia di Zuckerberg: parla di un ipotesi di mondo in cui tutte le grandi autorità – politiche, economiche, religiose – progressivamente perdono potere a favore dell’individualismo che viaggia in rete, nelle start up, nelle piazze. “Noi speriamo di cambiare il modo con cui le persone si relazionano al proprio governo e alle istituzioni sociali. Crediamo che costruire strumenti per aiutare la gente a condividere possa portare a un dialogo più onesto e trasparente in materia di governo, che potrebbe sviluppare una più diretta consapevolezza della gente e una maggiore responsabilizzazione di quanti amministrano” aveva dichiarato nel 2012 Zuckerberg in una lettera agli investitori di Facebook.

Sarà interessante seguire la nuova trovata, per il 2015, del 30enne più smart e social del mondo. Sarà anche utile al mondo dell’editoria essere inserita ancora di più nel grande mondo di internet. Per svecchiarsi, ma anche per trovare nuove formule per uscire da quella crisi economica che non riesce a far trovare un posto al romanzo nella vita frenetica della popolazione 2.0. Zuckerberg si schiera dalla parte della letteratura, sperando che i miliardi di iscritti a Facebook lo seguano.

I’m excited for my reading challenge. I’ve found reading books very intellectually fulfilling. Books allow you to fully explore a topic and immerse yourself in a deeper way than most media today. I’m looking forward to shifting more of my media diet towards reading books”. (Sono emozionato per la mia sfida letteraria. Trovo che leggere libri sia intellettualmente appagante. I libri ti permettono di esplorare una materia e immergerti in modo più profondo rispetto a qualsiasi altro mezzo oggi esistente. Non vedo l’ora di spostare la mia dieta mediatica verso la lettura)

Dall’alpe Colle a Pallanza: la libreria dell’usato per escursionisti d’estate e per curiosi d’inverno

Il Parco Nazionale Val Grande (VB)

Il Parco Nazionale Val Grande (VB)

Una passeggiata e un buon libro. Un paesaggio selvaggio tra i monti piemontesi del Parco Nazionale Val Grande richiede un momento di relax. Marco Tosi e Filippo Terzi, due ragazzi disoccupati ma pieni di idee, hanno pensato a un modo per far fruttare le pause tra un’escursione e l’altra. La scorsa estate – precisamente il 29 giugno – è stata inaugurata presso l’Alpe Colle, alle pendici del Monte Spalavera, la baita più originale dell’arco alpino. Non si mangia, non si beve, non ci si riposa. Si legge.

Dopo aver girato tutto il nord-ovest – Milano, Varese, Como, Novara, Genova – Marco e Filippo sono riusciti a raccogliere un bel gruzzolo di libri da vecchie cantine e collezioni private. Tutti volumi che stavano per morire e a cui è stata data una seconda vita in una location a circa 1500 metri sul livello del mare e a un’ora di auto dal primo centro abitato. Gli alpinisti, gli scalatori, i curiosi e i semplici passeggiatori hanno potuto fino a settembre sfogliare pagine e pagine di tutti i tipi. Tra una camminata e l’altra.

Che fare all’arrivo del freddo inverno? Marco e Filippo, ormai con il fiuto da libro molto affinato, hanno deciso di scendere a valle, precisamente a Pallanza, in provincia di Verbania, e fondare una libreria dell’usato. Ovviamente il loro tesoro li ha seguiti prima sulle sponde del Lago Maggiore e poi di bancarella in bancarella. Per farsi conoscere in tutta la regione ma anche oltre. Librarsi Spalavera – così è stata chiamata la startup –  raccoglie libri a domicilio e poi li risistema in un locale che ha tutta l’aria di essere uscito da un romanzo. Tomi incolonnati fino al soffitto, mobili d’antiquariato, scaffali, legno e polvere. E due giovani che, per sconfiggere la crisi, non puntano sulle nuove tecnologie ma su ciò che è indispensabile: un bel paesaggio, un vecchio libro con le pagine ingiallite, una storia.

La libreria Librarsi Spalavera a Pallanza (VB)

La libreria Librarsi Spalavera a Pallanza (VB)

E non è solo la rivincita della lettura. Pallanza rappresenta il tipico piccolo paese i cui abitanti stanno scomparendo, fagocitati dalle grande città, le uniche che danno ancora qualche promessa di lavoro. Due giovani disoccupati. Un’attività appena aperta in un settore da decenni in crisi. E una cittadina che guarda con ammirazione due dei suoi cervelli migliori che lottano. Non scappano.

Marco Tosi e Filippo Terzi nella loro libreria dell'usato Librarsi Spalavera, a Pallanza (VB)

Marco Tosi e Filippo Terzi nella loro libreria dell’usato Librarsi Spalavera, a Pallanza (VB)