La Valsassina nei Promessi Sposi: Pasturo e la casa di Agnese

La casa di Agnese in un dipinto di Luigi Zago

La casa di Agnese in un dipinto di Luigi Zago

Nel cuore della Valsassina, alle pendici del versante orientale della Grigna settentrionale, si sdraia il paese di Pasturo, il cui nome evoca la propensione per la vita contadina e pastorale. Primo centro turistico della valle, prima che Barzio si sviluppasse e, anche grazie alle piste sciistiche di Bobbio, diventasse il principale punto di raccolta dei vacanzieri milanesi, Pasturo ha anche una storiografia letteraria. Alessandro Manzoni, padre del romanzo all’italiana, costruisce i Promessi Sposi tra Milano, Lecco, Monza e Bergamo, ma non dimentica di citare anche i principali centri abitati della Valsassina.

Nonostante la provenienza dei fidanzati Renzo e Lucia rimanga sconosciuta, il capitolo XXXIII rivela il luogo d’origine della madre di Lucia, Agnese. Renzo, sopravvissuto alla peste di Milano, chiede notizie della futura suocera a Don Abbondio: “E Agnese, è viva?” – “Può essere; ma chi volete che lo sappia? non è qui. Ma...” – “Dov’è?” – “È andata a starsene nella Valsassina, da que’ suoi parenti, a Pasturo, sapete bene; ché là dicono che la peste non faccia il diavolo come qui”.

La targa sulla casa di Agnese a Pasturo

La targa sulla casa di Agnese a Pasturo

Arrivando dalla strada provinciale che attraversa la Valle lecchese, il panorama si apre sulla sinistra per lasciare spazio a Pasturo, un paese di 1.978 abitanti, attraversato dal gelido torrente Pioverna. Girando attorno alla chiesa e insinuandosi in una piccola e buia stradina ciottolata – via Parrocchiale – ci si trova davanti a quella che secondo la leggenda è la casa di Agnese, in tipico stile valsassinese, con portici e loggiati. Nonostante l’autore ottocentesco lasci intendere la pienezza e floridità di queste zone, pensando sia impossibile che siano state toccate dalla peste, nei registri ecclesiastici del paese sono segnati 432 morti tra Pasturo e Baiedo. Il curato Pietro Platti continua dicendo che ne seppellirono “sino al numero di 21 al giorno”.

La casa di Agnese, in una cartolina d'epoca

La casa di Agnese, in una cartolina d’epoca

La Valsassina, tramite le parole di Don Abbondio, vive con paura l’avanzata dell’esercito alemanno che, scendendo dalla Valtellina, sta cercando di arrivare a Mantova. Nel capitolo XXIX Manzoni immortala la discesa dei Lanzichenecchi che provocò in queste zone morte e devastazione, citando tutti i centri abitanti principali della valle valsassinese: “Chi non ha visto don Abbondio, il giorno che si sparsero tutte in una volta le notizie della calata dell’esercito, del suo avvicinarsi, e de’ suoi portamenti, non sa bene cosa sia impiccio e spavento. Vengono; son trenta, son quaranta, son cinquanta mila; son diavoli, sono ariani, sono anticristi; hanno saccheggiato Cortenuova; han dato fuoco a Primaluna: devastano Introbbio, Pasturo, Barsio; sono arrivati a Balabbio; domani son qui: tali eran le voci che passavan di bocca in bocca; e insieme un correre, un fermarsi a vicenda, un consultare tumultuoso, un’esitazione tra il fuggire e il restare, un radunarsi di donne, un metter le mani ne’ capelli”.

Valsassina oggi

Valsassina oggi

Renzo, dopo essere riuscito a salvare Lucia dalla pestilenza milanese, raggiungerà Pasturo, solo per dire ad Agnese che potrà riabbracciare la figlia: “Andava dunque il nostro viaggiatore allegramente, senza aver disegnato né dove, né come, né quando, né se avesse da fermarsi la notte, premuroso soltanto di portarsi avanti, d’arrivar presto al suo paese, di trovar con chi parlare, a chi raccontare, soprattutto di poter presto rimettersi in cammino per Pasturo, in cerca d’Agnese. […] Era ancor presto quando ci arrivò: ché non aveva meno fretta e voglia di finire, di quel che possa averne il lettore. Cercò d’Agnese; sentì che stava bene, e gli fu insegnata una casuccia isolata dove abitava. Ci andò; la chiamò dalla strada: a una tal voce, essa s’affacciò di corsa alla finestra; e, mentre stava a bocca aperta per mandar fuori non so che parola, non so che suono, Renzo la prevenne dicendo: – Lucia è guarita: l’ho veduta ierlaltro; vi saluta; verrà presto. E poi ne ho, ne ho delle cose da dirvi.”

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Pasturo

Un’altra piccola curiosità su Pasturo: nel 1859, durante i festeggiamenti per l’alleanza franco-piemontese, viene affrescato su casa Pigazzi, vicino alla chiesa, una meridiana. Sotto si trova questa sigla: W. 1859 W. V.E. E L.N. – “Viva l’anno 1859. Viva Vittorio Emanuele e Luigi Napoleone” –
 e la scritta “Il tempo fugge e non fa più ritorno tu senza ben oprar non passar giorno”.

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