David Grossman, gli occhi buoni e la forza delle parole

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David Grossman, scrittore israeliano che si batte per la pace nel suo paese. Tra i suoi romanzi più famosi: Qualcuno con cui correre, A un cerbiatto somiglia il mio amore, Che tu sia per me il coltello.

Tutti abbiamo bisogno di essere guardati con sympathetic weakness. il nuovo romanzo di David Grossman, “Applausi a scena vuota” è racchiuso in questa frase. Lo scrittore, all’inaugurazione del Bookcity di Milano, tenta di spiegare ciò che si prova quando, dopo essere stati guardati con occhi ostili, cattivi, critici e – ancor peggio – pieni di indifferenza, si volge lo sguardo verso degli occhi buoni, che ti conoscono da una vita intera, e che remind to us how good we could be.

Il modo di vedere il mondo e la forza nelle parole per descriverlo è il tema principale dell’intervento di un uomo che è riuscito a spiegare un mondo difficile e contorto come quello che è teatro del conflitto arabo-israeliano. Quando si scrive di qualcosa che incute terrore e disperazione con parole crude e concrete, i lettori finiscono per discostarsene e non accettano la realtà. L’autore ha quindi tentato, nei suoi romanzi, di passare dalla porta di servizio, e di calare colui che sta leggendo le sue storie in un’atmosfera piena di sfumature, che sorprendono e permettono di formulare risposte per capire il mondo che si sta dipingendo.

Grossman parla anche dei suoi mondi di fantasia. Ciò che per i ragazzi di oggi rappresenta Harry Potter – una realtà completamente nuova in cui calarsi e sognare – era per lui, bambino, una collana di libri di un autore russo che raccontava le vite degli ebrei in Europa orientale nei primi anni del XX secolo. Lo ricorda come un magic world, un luogo in cui gli ebrei sono a contatto con altre persone diverse – nella sua mente di bambino non esistevano altre etnie o altre religioni sulla terra – e dove ogni persona ha una storia da raccontare. Quasi come un libro sacro. É una realtà full of life che si muove in parallelo alla sua vita di tutti i giorni. L’incantesimo si rompe quando, durante la giornata della memoria, si rende conto che tutti quei personaggi fantastici, che avevano preso vita dalle pagine di un romanzo, erano morti in una delle tragedie più drammatiche della storia dell’umanità. Un unico sentimento pervade Grossman bambino: shocked. La stessa sensazione di stare davanti al sole e rimanerne accecati.

Lo scrittore, che da anni si batte per la pace in Israele, sottolinea che prima di capire, di analizzare e di affrontare un tema complicato come la questione palestinese, ci si deve fermare a pensare: remember how it started. Racconta della paura di un ragazzo appena 13enne, durante la Guerra dei Sei Giorni del 1967, quando l’unico sentimento sotto i bombardamenti era la convinzione che tutti i tre milioni di israeliani erano condannati a morte. Ricorda la paura. Ricorda la wave of relief – non gioia, soltanto sollievo – all’arrivo del bollettino di guerra che annunciava la vittoria di Israele.
Remember how it started. E poi, da quella notte, da quella paura, si possono iniziare ad affrontare l’oppressione e l’occupazione che sono ancora oggi più vive che mai.

book_city_milanoDavid Grossman ha aperto la terza edizione di Bookcity a Milano, che conta più di 900 eventi in tre giorni, dal 13 al 16 novembre. Il Sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, ha consegnato allo scrittore il sigillo della città.

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