“L’ombra” di Barcellona “del vento” tra i misteri

l'ombra nel vento - zafòn - BarcellonaErano i primi giorni dell’estate del 1945 e noi camminavamo per le strade di una Barcellona intrappolata sotto i cieli di cenere e un sole vaporoso che si spandeva sulla rambla de Santa Mónica in una ghirlanda di rame liquido. […] Per strada si udivano solo i passi di qualche guardia notturna. I lampioni delle ramblas impallidivano accompagnando il pigro risveglio della città, pronta a disfarsi della sua maschera di colori slavati.

É una Barcellona cupa, silenziosa, grigia quella in cui Carlos Ruiz Zafón inserisce la storia di Daniel Sempere e di Julian Carax. É la Barcellona franchista, dove un tenente della polizia può ridurre all’orlo della pazzia e nella miseria un uomo onesto. É una città misteriosa, come misteriose sono le storie in essa contenute.
Il cimitero dei libri dimenticati è il punto di partenza del viaggio che legherà a doppio filo la vita di un ragazzo e di uno scrittore, grazie a un romanzo e a una penna stilografica.

Daniel Sempere ripercorre la tormentata vita di Julian Carax introducendosi negli angoli più bui della capitale catalana, sconfitta, ormai intrappolata in una dittatura che la sta consumando.

Ogni luogo è rappresentante di quella cultura tenuta nascosta e febbrilmente conservata; che sopravvive e sboccerà poi con il ritorno alla democrazia. C’è la libreria Sempere e figli, la casa del protagonista, simbolo di rifugio morale e sociale. C’è poi la biblioteca di Tomás Aguilas, rappresentante della parte più intellettuale ma anche più ligia ai profitti che dalla cultura possono derivare. É un luogo di perdizione, dove Daniel, il protagonista, troverà la prima passione e violentemente la perderà. Casa Penélope, dell’imprenditore Aldaya, esprime lo stesso sentimento per il secondo protagonista, lo scrittore Julian Carax, che aveva trovato la sua strada tra le mura della biblioteca della ricca famiglia, ma sfogliando tra le pagine, un amore tanto forte quanto sbagliato l’aveva portato verso la disperazione e il fallimento.

L’università di Barcellona è il centro geografico di questa storia. “L’università era, ed è tutt’ora, uno dei tanti luoghi della città in cui tutte le lancette del tempo si sono fermate al diciannovesimo secolo. Dal patio una scalinata in pietra conduceva a un reticolo di corridoi e sale di lettura, dove invenzioni come il telefono, la fretta o l’orologio da polso sembravano anacronismi futuristici.

Universitat-Barcelona

Università di Barcellona

L’università è dove nasce ciò che svela il mistero del romanzo, ciò che schiude il grigiore di una città in rovina e di vite alla deriva. Daniel e Bea si incontrano qui.

La sera era scesa quasi a tradimento. L’aria fredda spazzava le strade, mentre un manto color porpora tingeva ogni angolo della città. Allungai il passo e venti minuti più tardi vidi la facciata dell’università, simile a una nave ocra arenata nella notte. […] Erano rimasti pochi studenti. I miei passi rimbombavano lungo i corridoi, dove la luce giallastra di due lampadine scalfiva appena la penombra. […] Le chiome argentee degli aranci del chiostro frusciavano e il chioccolio della fontana era un’eco tra gli archi del porticato. Mi guardai intorno, preparandomi a una delusione o, chissà, a un sollievo codardo. Lei era lì, seduta accanto alla fontana, lo sguardo rivolto verso il chiostro.”

La loro storia d’amore nascerà con la pretesa di scoprirsi e scoprire insieme gli angoli più nascosti di Barcellona. “Ti stai sbagliando anche su Barcellona: pensi di conoscerla a menadito ma sono sicuro che non è vero e, se me lo permetti, te lo dimostrerò.”

E poi la città si trasforma pian piano. “Quando risalii in superficie, trovai un’altra Barcellona: era giorno e un raggio di luce purpurea squarciava le nubi illuminando le facciate dei palazzi e delle eleganti dimore che fiancheggiavano l’avveniva di Tibidabo. Il piccolo tram blu iniziava, pigro, il suo viaggio tra la nebbia.

La luce invade le tenebre e il mistero si svela sempre più, fino a far scoprire una città difficile e problematica, che sa però conservare dentro di sé storie drammatiche ma piene d’amore e di speranza, che, in un modo o nell’altro, trovano la loro giusta conclusione.

Ci incamminammo in direzione della Barceloneta e, passo dopo passo, arrivammo fino al frangiflutti. La città, avvolta nel silenzio, si offriva al nostro sguardo emergendo dalle acqua calme del porto come un miraggio. Ci sedemmo sul molo per contemplare lo spettacolo. […] – Questa città è magica, Daniel. Ti entra nel sangue e ti ruba l’anima –

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